Archivio 2025|2026

L’approccio dell’etnopsichiatria inglese affronta le tematiche della cura dei migranti da altre prospettive e usa altri idiomi, parla ad esempio di “dislocazione involontaria”.
Nel testo analizzato si parla ovviamente di “trauma”, considerata una parola per tutte le stagioni, e si affrontano le questioni e le strategie della cura passando per concetti e territori come la casa, l’identità, la vittima, per giungere al “disorientamento nostalgico” identificato come caratteristica onnipresente nelle esperienze cliniche illustrate.
[1 modulo]

L’evoluzione delle società contemporanee ha reso i servizi sociosanitari luoghi di incontro tra differenti visioni del mondo, della sofferenza e della cura. In questo contesto, l’etnopsichiatria può offrire un contributo prezioso per affrontare il disagio e la malattia nei percorsi migratori, valorizzando l’ascolto dei significati culturali che le persone attribuiscono alla propria esperienza. Questi moduli formativi propongono una riflessione su come i principi e i dispositivi dell’etnopsichiatria possano essere applicati per costruire alleanze con gli approcci e le metodologie messe in atto dai diversi operatori sociosanitari impegnati nella relazione di aiuto (psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali, educatori, ecc.).
Attraverso esempi tratti dall’esperienza clinica dell’équipe di MetisAfrica, si esploreranno percorsi utili a migliorare la comunicazione con le persone di background migratorio, costruire valutazioni più sensibili ai contesti culturali di appartenenza e attivare risorse individuali e comunitarie. L’obiettivo è costruire chiavi di lettura e strumenti che aiutino a superare modelli rigidi, per entrare in una logica più dialogica e partecipativa, capace di riconoscere la pluralità delle forme del vivere e del soffrire.
[2 moduli]

Tutte le civiltà hanno conosciuto o tuttora impiegano modi di leggere, nella natura e nelle manifestazioni del cosmo, segni che sanno leggere non soltanto le potenzialità future ma anche quanto si sta svolgendo nel presente. Tutti sono riconducibili al principio di sincronictà, e non è un caso che C.G.Jung si sia dedicato alla geomanzia negli ultimi anni della sua vita.
[2 moduli]

Il primo colloquio rappresenta un momento particolarmente importante della relazione terapeutica dato che, pur in presenza di un carico notevole di emozioni, curiosità, timori e aspettative, tende comunque a strutturare le forme e i contenuti del futuro lavoro psicologico.
[4 moduli I-II anno; 3 moduli III-IV anno]

L’adattamento alla realtà esistente è davvero il fine di chi si occupa di relazione d’aiuto? A guardare come vanno le cose, la risposta sembrerebbe proprio di sì, in una sorta di connivenza tra la richiesta sociale e la risposta di chi offre aiuto: docente, psicologo o altro educatore che sia. Perché l’eredità del secolo scorso non vada perduta “Non esiste il malato psichico, esiste solo il malato sociale”, osò dire Franco Basaglia, sigh! – diventa oggi più che mai importante riprendersi il permesso, e il compito, di modificare la realtà sociale alla base del malessere individuale. Recuperando il “potere” che singoli e gruppi hanno da sempre avuto: quello di farsi parte attiva della storia. Tanto più perché professionalmente impegnati della relazione d’aiuto.
Da qui nasce la proposta di un’esperienza collettiva attorno a questa parola: potere. Tentativo di raggiungere i veri potenti: gli invisibili, dentro e fuori di noi. Miti, cerchio narrativo, gioco, comunicazione teatrale e pittorica, insieme al racconto di progetti di cambiamento in comunità locali, accompagneranno questo piccolo viaggio alla ricerca del noi. E del suo potere.
[6 moduli]

Jung alle volte invitava le persone in trattamento analitico ad “esprimere sé stesse per mezzo di un pennello, di una penna o una matita” qualora i contenuti dei sogni indicassero l’opportunità di una rappresentazione visiva o una figurazione. Poiché l’inconscio si rivela a noi anche mediante le fantasie, l’immaginazione o processi creativi come dipingere o disegnare, utilizzare mezzi espressivi nel setting analitico conferisce maggior concretezza alla fugacità che spesso caratterizza le immagini dei sogni.
Inoltre, può aiutare nel confronto con emozioni e contenuti interiori. Esploreremo questo approccio alle immagini, secondo le indicazioni di C.G. Jung, J. Jacobi ed altri autori, che aiuta la coscienza a collaborare con l’inconscio rendendo visibili nell’analisi i processi trasformativi.
[3 moduli]

Dall’esperienza di C.G. Jung nel confronto con l’inconscio, si è sviluppato nella psicologia analitica un approccio terapeutico che unisce l’analisi dei sogni ad un lavoro creativo con le immagini interiori (R. Amman; I. Riedel; V. Kast). Oltre a fornire indicazioni per la pratica, esempi nella clinica aiuteranno a chiarire la specificità di un setting junghiano nell’analisi di queste raffigurazioni.
[4 moduli]

Michele Oldani, Età evolutiva (I-IV) | 6 moduli
Paola Cesati e Ilaria Datta (III) | 7 moduli
Rossella Ricci e Laura Becatti (III) | 6 moduli
Giulia Valerio (IV) | 7 moduli
Daniele Ribola (IV) | 7 moduli
Roberto Maisto, Etnoclinica (I-IV) | 1 modulo
Catherine Grandsard, Etnoclinica (III-IV) | 1 modulo
Nathalie Zajde, Etnoclinica (III-IV) | 1 modulo
Valeria Trapani (Corso psichiatri) | 2 moduli
Giuseppe Lombardi (Corso psichiatri) | 1 modulo
Daniele Ribola (Corso psichiatri) | 2 moduli
