Archivio 2025|2026

L’incontro con l’Ombra per quanto penoso e spiazzante è spesso un evento di svolta che restituisce tridimensionalità, responsabilità e in alcuni casi forza. L’opera di Jung permette di riconoscerne le funzioni e il carattere temibile, ma anche auspicabile. Tuttavia invita anche a non sottrarsi al confronto con l’irrazionale e gli aspetti oscuri del Sé.
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Nella psicologia junghiana, l’individuazione e le relazioni umane sono strettamente legate. Questa conferenza si concentrerà principalmente su una delle vetrate del Grossmünster, la chiesa principale di Zurigo, creata dall’artista Sigmar Polke tra il 2006 e il 2009.
L’ha chiamata “Figlio dell’Uomo”, alludendo così a un essere divino. La vetrata, però, mostra coppie di sagome umane che si affrontano. Tra ogni coppia c’è un calice. Sembra che l’artista abbia voluto mostrare l’essenza delle relazioni umane e questo corrisponde all’idea degli antichi alchimisti di Mercurio come Anima mundi. La conferenza si concentrerà sugli aspetti cosmici della rappresentazione di Polke. Ma daremo anche un’occhiata alla serie di immagini alchemiche del cosiddetto Mutus Liber, nel qualetroviamo una descrizione dei processi psichici in una relazione umana.
Robert Mercurio condurrà la discussione e la condivisione che seguirà la conferenza di Regine Schweizer.
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Nonostante la vita psichica sia dinamizzata da una pluralità di complessi, è un complesso centrale a determinare l’organizzazione della personalità. Come un nucleo rovente, esso si rispecchia tipicamente nel primo sogno e delinea il paesaggio psichico in cui si dipana l’intero mito personale e il più ristretto iter trasmutativo della cura.
L’esigenza di compiere un salto dalla riflessione teorica alla tecnica pratica impone all’analisi un compito prioritario: individuare il complesso centrale, risalire all’archetipo che vi presiede, perlustrare il “campo archetipico” da cui si irraggiano processi altamente coesi, che intridono il tipo di sofferenza e le modalità dell’esistenza. Ciò equivale a ricostruire una mappa sotterranea, lungo cui si dipana il percorso coerente di esistenze apparentemente incongruenti. Questa mappa psicodinamica è tanto distante dal concetto di diagnosi tassonomica quanto è prossima a quello di diagnosi psicodinamica, poiché ritrae la rete di connessioni che, fin dai primordi della vita, impronta le forme del vivere e del patire.
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Il Libro rosso di C.G.Jung è un oceano, una vasta distesa di immagini e di contenuti. E’ un’opera preziosa di rara intensità, che si presenta con un testo polifonico, poiché la struttura della psiche è una struttura psicodrammatica. Durante il nostro viaggio incontreremo alcuni dei molteplici personaggi che animano le pagine e daremo voce ai dialoghi che Jung intrecciò con loro, lungo quella via che segnò il ritrovamento della sua Anima e che si costella come cura al disagio dello Spirito del Tempo. Prendere sul serio le immagini dell’inconscio vuol dire riconoscere loro la qualità di interlocutori, portatori di un’alterità oltre i monologhi egoici. L’insegnamento fondamentale è che le figure che emergono dal Profondo sono reali, costituiscono la realtà della psiche, in quanto è reale ciò che agisce.
“Filemone e le altre immagini della mia fantasia mi diedero la decisiva convinzione che vi sono cose nella psiche che non sono prodotte dall’Io, ma che si producono da sé, e hanno una vita propria.”, Ricordi, sogni e riflessioni di C. G. Jung, p. 225-226.
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L’apertura al simbolico, come principale chiave di lettura delle vicende psichiche dell’individuo alla ricerca di una relazione con il Sé, è il tema affrontato da diversi autori in questo libro. Pubblicato nel 1964, fu pensato come un testo di larga fruizione, utile a illustrare a grandi linee il metodo di Jung. Ne leggeremo dei brani scelti e ci confronteremo in modo circolare sul messaggio che veicolano.
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Nel 1740 Mme de Villeneuve scrive La Bella e la Bestia, richiamandosi all’incontro tra Amore e Psiche, tra divino e umano, tra inconscio e coscienza. Scrive Anna Maria Ortese in Corpo Celeste: “Un brav’uomo va in un’isola (…) e conosce un mostro, lo prende come cosa possibile e vorrebbe reintegrarlo (…) ma si è sbagliato perché il mostro è un vero mostro, anzi esprime l’anima pura e profonda dell’universo di cui il signore non sa più nulla.” Attraverso esempi tratti dalla letteratura tenteremo di immergerci nella natura di questo indecifrabile incontro.
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La vergogna è un’emozione silenziosa, spesso nascosta, ma capace di modellare profondamente la psiche individuale. Questo corso propone un’esplorazione della vergogna attraverso la lente della psicologia analitica di Carl Gustav Jung, intrecciandola con la voce della letteratura che, da sempre, si confronta con questa emozione complessa, profonda e universale. Analizzeremo la vergogna come archetipo, come complesso, come parte dell’Ombra e come passaggio necessario nel processo di individuazione. Affiancheremo all’analisi teorica la lettura e la discussione di testi letterari (romanzi, poesie, brani teatrali) in cui la vergogna si manifesta in tutta la sua ambivalenza: ferita e rivelazione, chiusura e possibilità di trasformazione.
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L’immagine del nemico si diversifica in relazione alle differenti aree culturali di provenienza, ma sempre porta con sé una semplificazione della realtà che tende a rafforzare l’identità collettiva relegando il male all’esterno. La trasversalità della sua presenza nel tempo e nelle diverse culture la connota come immagine archetipica capace di stimolare eventi conflittuali nella vita personale e sociale ed essere a sua volta attivata da fattori esterni significativi. Il corso ne indaga le forme storiche e psichiche prestando particolare attenzione alle declinazioni cliniche ed alle sue variabili potenzialmente costruttive.
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Sogno, fiaba e sintomo sono tre modi diversi con cui la psiche inconscia (oggettiva) si manifesta alla coscienza.
Sembra molto opportuno dal punto di vista della clinica, che si occupa essenzialmente del sintomo, riflettere su questa familiarità del sintomo con il sogno e con la fiaba.
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La diagnosi psicodinamica, più che una classificazione nosografica, vuole essere un processo di comprensione del funzionamento psichico del paziente e della qualità della relazione terapeutica.
Si tratta pertanto di una vera e propria diagnosi strutturale, mirata a riconoscere difese, conflitti, complessi a tonalità affettiva, dinamiche trasferali e controtrasferali, simbologia e la loro soggettiva organizzazione nella psiche individuale.
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