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IL SOGNO COME NATURA E LA NATURA NEL SOGNO
Docenti: Simone Castellari, Daniele Ribola

L’essere umano sta di fronte alla natura, come la nostra coscienza di fronte al sogno. La tendenza a differenziarsi dal resto della natura, che ci ha caratterizzato, sembra aver seguito un’evoluzione simile a quella che ha percorso l’Io, nel differenziarsi dall’inconscio. Ma c’è un momento in cui la coscienza riposa e si parla un’altra lingua, quella dell’inconscio. È il tempo dei sogni. Jung scrive in Ricordi, sogni, riflessioni, “Secondo me i sogni sono natura, che non ha intenzioni ingannatrici, ma esprime qualcosa come meglio può, così come una pianta cresce o un animale cerca il suo cibo come meglio possono. Così anche gli occhi non vogliono ingannare, ma forse ci inganniamo perché gli occhi sono miopi. Oppure, sentiamo male perché le nostre orecchie sono piuttosto sorde, ma non sono le orecchie che vogliono ingannarci.” I sogni sono natura e si esprimono nel suo linguaggio. Se inconscio e natura hanno la stessa essenza, lo studio della natura può servire a comprendere i sogni e viceversa. Diventa quindi importante riconsiderare la posizione dell’Io nei confronti dell’inconscio nel quale naviga, così come quella dell’essere umano nei confronti della natura di cui è parte.

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FERITA E DESTINO. LA FRECCIA DEL TEMPO
Docenti: Daniele Ribola

Qualcuno, in un certo momento della vita, ci ha inferto una ferita, che ha causato in noi una serie di conseguenze, di fragilità e di dolore. Possiamo lamentarci e piangere, e avremmo tutti i motivi per farlo. Ma la ferita è come un attrattore di Lorenz, genera caos e rovescia l’ordine consueto della psiche. Rumi, poeta iraniano del XIII secolo, ci dice che la ferita è un’apertura attraverso cui la luce entra dentro di noi. Uno sguardo profondo sulla ferita può rovesciare il senso della vita e perfino la freccia del tempo. Causa ed effetto possono attuarsi nel medesimo istante, o forse l’effetto arrivare prima della causa. Il destino era già presente all’inizio della nostra esistenza? E se fosse così, a cosa servirebbe attraversare il tempo della vita?

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DIALOGHI SULL’ARTE, LA TERAPIA, LA CURA
Docenti: Ivan Paterlini, Daniele Ribola

In forma di dialogo, il corso si concentrerà sulla relazione analitica vista come opera viva e creativa, plasticamente aperta alla dimensione estetica e trasformativa, attraversando registri clinici, terapeutici e visioni complesse di cura in cui troveranno spazio arte, linguaggio poetico, apertura e dialogo tra psicologia junghiana e altri modelli teorici.

[6 moduli]

IL MITO DELL’ANALISI
Docenti: Rossella Ricci

Il seminario si propone di avviare tra i partecipanti una riflessione sulla pratica terapeutica attraverso la lettura e il commento del testo di James Hillmann Il mito dell’analisi, partendo dalle aree tematiche e dalle figure trattate dall’autore: malattia, cura, anima, psiche, eros, traslazione, parola, immagini, mito, creazione, femminilità psicologica, coscienza dionisiaca, la fine e il fine dell’analisi.

[4 moduli]

IL COMPLESSO, TEORIA E CLINICA
Docenti: Rossella Ricci

Fondamento teorico che descrive la personalità e la psiche in una concezione sistemica e dissociabile, il complesso è pure un fondamento strutturale, la via regia all’inconscio. Jung specifica la nozione di complesso come “insieme di rappresentazioni, immagini e idee aggregate attorno ad una tonalità affettiva” in rapporto alle nostre emozioni e affetti ed anche come “unità vivente della psiche inconscia” in relazione al nucleo archetipico. Descrive l’azione perturbatrice e l’influenza dei complessi  sull’Io e sulla coscienza sia come “parti dotate di una certa autonomia”, sia come “personalità parziali”. Infine, i complessi appaiono spesso personificati nelle immagini oniriche. Riconoscere nel lavoro terapeutico la complessità e l’intreccio di questi fenomeni e aspetti, può orientare paziente e terapeuta alla comprensione delle trame complessuali e alla loro qualità.

[4 moduli]

INTRODUZIONE ALL’ALCHIMIA
Docenti: Laura Becatti

Incontrando l’Alchimia, Jung riconosce il fondamento “storico” della sua psicologia analitica. Ne riconosce le concordanze considerando i processi degli alchimisti come proiezione sulla materia di processi psichici; uno spazio e un tempo dove psiche e materia erano senza soluzione di continuità. Jung passerà molti anni a studiare antichi scritti anche molto criptici, così come farà, su suo invito, la sua allieva M.-L. von Franz. Partiremo da alcuni termini tra i più ricorrenti del vocabolario alchemico per comprenderli alla luce della psicologia analitica per poi introdurre alcune letture alchemiche di diverse culture.

[4 moduli]

LUTTO, MORTE E TRASFORMAZIONE
Docenti: Laura Becatti

“L’angoscia aspira alla cultura […] il senso rende quasi tutto sopportabile”, scrive Jung. Per Joseph Campbell l’elemento distintivo della specie umana che sta alla base del grande impulso creativo verso la mitologia come di ogni costruzione del senso è “la percezione dell’individuo come conscio di sé e consapevole del fatto che lui stesso, come tutto ciò che gli è caro, è destinato a morire”. Partendo dalle riflessioni freudiane sulla caducità della vita e sull’elaborazione del lutto, vogliamo affrontare il tema della morte all’interno della psicologia analitica di Jung come evento archetipico di radicale e vitale importanza, capace di portare la psiche sul confine, confrontandola con il limite, con la fine.

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DIALOGARE CON L’ANIMUS
Docenti: Ilaria Datta

Da un lato, dialogare attraverso l’Animus: in questo caso la donna, nel produrre idee, convinzioni, pensieri, non passa attraverso il principio femminile che le è proprio, bensì attraverso l’Animus, una figura dell’inconscio. E dall’altro, “dialogare con”, nel senso di mettersi in una relazione di confronto e di reciproco scambio: il femminile si mette in dialogo con il maschile, essendo ora alla guida, ora facendosi guidare e talvolta andando gioiosamente a braccetto. Anche quando a condurre è l’Animus, se il dialogo è un confronto, il femminile veglia, come stella polare che al calar del sole orienta i marinai. Attraverso sogni, poesie, testi letterari e testimonianze storiche si cercherà di varcare il confine tra il dialogare per mezzo di una potente figura inconscia e il mettersi in dialogo con un Animus allenato al confronto.

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MOBY DICK, UN’ESPERIENZA TRASFORMATIVA
Docenti: Ilaria Datta, Daniela Frau, Robert Mercurio

Come accade per le figure che appaiono nei sogni, nei personaggi di Moby Dick possiamo rintracciare i contenuti del mondo interiore: figure archetipiche, complessi, funzioni psichiche… Comprendere e assimilare tali impliciti è un’esperienza trasformativa e il lavoro di una vita. Seguiremo così Ishmael nel suo “viaggio notturno per mare” a caccia di Moby Dick. Viaggeremo capitanati da Jung e da altri autori, i quali ci garantiranno di mantenere il più possibile l’atteggiamento di Starbuck: “Coscienzioso, fuor dal comune come marinaio e dotato di una profonda reverenza naturale, [votato] fortemente […] a quel genere di superstizione che in certi individui sembra sorgere piuttosto, in qualche modo, dall’intelligenza e non dall’ignoranza”.

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C’ERA UNA VOLTA… FIABE E TEMPO
Docenti: Paola Cesati

L’infinta varietà delle fiabe popolari si affianca a un’infinita ripetizione e questo le rende un osservatorio privilegiato per capire meglio la natura umana: i comportamenti, i problemi e le soluzioni tipiche dell’umano. Il riferimento al tempo è quasi una costante, ma le sue funzioni sono variabili. Talvolta gioca ruoli decisivi e, come un personaggio invisibile, pone condizioni, si nega, si allunga, dà e toglie speranze, scandisce o trasforma. Osservare l’azione e la forma del tempo in alcune fiabe ci permette di fare delle considerazioni sul rapporto tra coscienza e inconscio e sui processi trasformativi in analisi.

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